MusicAteneo 2019: si comincia con un concerto di musica corale

MusicAteneo 2019: si comincia con un concerto di musica corale

È di scena l’Ottocento al Collegium Musicum.

di Alessandro Panozzo

Giovedì 4 Aprile alle 21, nella chiesa di S. San Paolo di Ravone, prende il via l’edizione 2019 di MusicAteneo, la rassegna di orchestre e cori universitari organizzata dal Collegium Musicum Almæ Matris. Sette concerti in cartellone, una proposta musicale ampia e varia con giovani musicisti che provengono dall’Italia e dall’estero.

Protagonisti del primo appuntamento sono il Coro da camera e il Coro femminile del Collegium Musicum, diretti da Enrico Lombardi e con la partecipazione di Fabiana Ciampi all’organo, in concerto con un repertorio tutto centrato su opere di compositori dell’Ottocento.


Coro da camera del Collegium Musicum Almæ Matris

Mendelssohn Psalm 100 (Jauchzet dem Herrn)

Quest’inno venne scritto tra il 1842 e il 1844, in un periodo in cui per Mendelssohn fioccavano le commissioni dalle più importanti istituzioni. Tra queste, si assicurò i suoi servigi la cattedrale di Berlino: il re di Prussia Federico Guglielmo IV lo volle infatti alla guida della cappella berlinese. Il Salmo 100, su testo tedesco di Lutero, è composto in un unico movimento, diviso in tre sezioni nettamente differenziate nei tempi e nell’organizzazione delle voci: all’inizio è subito chiarito il carattere del salmo (il latino Jubilate Deo omnis terra), canto insieme festoso e di lode. Nella parte mediana le sezioni si dividono in due semicori a otto voci, dove il coro femminile risponde alle frasi degli uomini in una scrittura antifonale di proposte e risposte. Questa idea andava esattamente incontro agli scopi di rinnovamento liturgico che il re intendeva perseguire con questi nuovi salmi: dando cioè la preferenza per un’esecuzione antifonale «divisa fra coro e congregazione» per incoraggiare la partecipazione dell’intera comunità. L’ultima parte conclude invece come un corale omoritmico, nello stile dei tradizionali kirchenlieder luterani.

Mendelssohn Sechs Sprüche für Kirchenjahr, op. 79 (“Sei aforismi per l’anno liturgico”)

Quando venne assunto al duomo di Berlino, Menselssohn cominciò anche a scrivere brevi Sprüche, “aforismi” o “detti”, brevi canti da inserirsi tra la lettura dell’epistola e l’Alleluia nella liturgia evangelica prussiana (Agenda). Solo nel maggio del 1846 gli giunse la richiesta di aggiungere ai precedenti quattro, già scritti nel 1843 e 1844, Im Advent e Im Himmelfahrtstage, così da completare il ciclo di sei miniature a cappella per le principali festività dell’anno – Avvento, Natale, Primo dell’Anno, Settimana Santa, Venerdì Santo, Ascensione. Ogni pezzo termina con un piccolo “Alleluia” cadenzale, che rispecchiava la posizione del verso che precede l’Alleluia nella liturgia risalente al 1829 (osservata da Federico Guglielmo IV), venendo incontro anche al desiderio di Felix di infondere alla musica un carattere ciclico e senza tempo. Che li volesse pubblicare sembra chiaro da una lettera con allegato il manoscritto del 17 ottobre 1846, rivolta agli editori Bote & Bock, i quali si stavano apprestando a pubblicare l’op. 1 e 2 della sorella Fanny Mendelssohn. Ma per ragioni sconosciute, un mese dopo Felix ritira il suo lavoro, che non apparirà fino al 1849, quando Breitkopf & Härtel lo pubblicheranno postumo come Sechs Sprüche, op. 79.

Curiosamente la prima edizione rimescola i pezzi in un ordine incongruo, con l’Ascensione che precede la Settimana Santa, e l’Avvento prima del Venerdì Santo, allineamento che sicuramente Felix avrebbe rifiutato. Rimessi però nella sequenza appropriata, l’opera assume una maggiore coerenza e chiarezza: i pezzi per l’Avvento e il Natale infatti condividono la tonalità di Sol maggiore e figurazioni triadiche simili, mentre Am Neujahrstage, In der Passionzeit, Am Karfreitag formano un gruppo riflessivo correlato da tonalità minori, e un uso di elementari motivi con frequenti note ribattute. Sta in qualche modo a parte l’aforisma per l’Ascensione (Am Himmelfahrtstage), un’esaltazione di Cristo in maestosi ritmi puntati. Ciascun pezzo è scritto per un coro ad otto voci, tuttavia Felix le utilizza con parsimonia, alternando traslucidi passaggi ad imitazione del contrappunto antico a più densi blocchi di armonie scolpite. Terse dichiarazioni epigrammatiche, gli Sprüche raggiungono in lunghezza dalle venti alle quaranta battute, ma attraverso semplici mezzi convogliano una bellezza espressiva e una potenza spirituale che li collocano tra i primi posti nei lavori sacri di Mendelssohn.

Mendelssohn, Drei Motetten op. 69 no. 1 Herr, nun lässest du deinen Diener in Frieden fahren

  1. 2 Jauchzet dem Herrn, alle Welt

La storia che avvolge la composizione di questi Tre mottetti (di cui il Coro da Camera eseguirà i primi due) è purtroppo tristemente avvincente. Poco prima di scrivere nel giugno del 1847 il Nunc Dimittis, o Cantico di Simeone, il primo dei tre mottetti, il 14 maggio subisce un durissimo colpo alla notizia della morte dell’amata sorella Fanny. È difficile non collegare il contenuto del testo al suo stato profondamente abbattuto: la preghiera di ringraziamento che nel vecchio Simeone suscita la visione del bambino Gesù, sancisce anche il compimento della profezia secondo la quale egli non sarebbe morto finché non avesse visto il Messia. Così come anche nel n. 2 (con lo stesso testo del Psalm 100) c’è poco di cui esultare e rallegrarsi. La musica di Mendelssohn esprime solo gioia riservata e trattenuta: una lode a bassa voce. Diventa chiaro nel punto in cui il testo dice: «O geht zu seinen Toren ein mit Danken» («Entrate dalle sue porte con ringraziamento»). Il motivo che l’ha portato a riconfrontarsi con questo testo in maniera del tutto diversa è ovviamente dettato dalle tragiche coincidenze esterne: lo scrisse nello stesso periodo in cui stava lavorando al suo ultimo Quartetto in fa min. op. 80, noto anche come “Requiem per Fanny”. Anche per questo Felix, provato dalla perdita e gravemente colpito da una serie di ictus, morirà pochi mesi dopo, il 4 novembre dello stesso anno.

 

Coro femminile del Collegium Musicum Almæ Matris

Rheinberger Messa in Mib magg. Op. 155 (1888) per coro femminile e organo

                    Salve Regina dall’Op. 118 (1880), 6 Inni a due voci

 Soprannominato da Hans von Bülow “il contrappuntista di Monaco”, Josef Gabriel Rheinberger è stato un eccezionale pianista e organista e un fertile pedagogo. Non fu un compositore rivoluzionario, tenendosi distante dalla polemica wagneriana coltivò piuttosto uno stile più aderente alla tradizione polifonica. Tuttavia non aderì completamente nemmeno a quel movimento ceciliano che intendeva restaurare un gusto più arcaico e conservatore all’interno della musica sacra. In bilico fra tradizione e modernità cercò, e spesso raggiunse, quell’equilibrio nell’innovazione musicale che unita ad una magistrale sapienza contrappuntistica ha prodotto opere di straordinaria tensione melodica. Lo dimostrano anche l’avanguardia delle sue 20 Sonate per organo: un passo fondamentale nell’evoluzione della musica organistica, dopo quelle di Mendelssohn.

Rheinberger sembra essersi convinto della qualità compositiva e dell’utilità liturgica di quest’opera solo dopo aver sottoposto una copia all’esame del musicologo Franz Xaver Haberl, direttore della scuola di musica di Regensburg e massimo esperto nella polifonia sacra rinascimentale, il quale gli indicò delle possibili correzioni al suo lavoro. Da questo confronto, e in questo spirito di integrazione di nuovo e antico si intravede la filosofia compositiva di Rheinberger: mescola al contrappunto rigoroso un gusto per le dissonanze che è tipicamente ottocentesco, con armonie che spingono verso l’espansione tonale ma in una scrittura che, volutamente, vuole contrappuntistica, senza però sembrare una mèra imitazione dei maestri del ‘500.


 Tutti i dettagli del concerto e il programma completo sono disponibili qui.

 

Ingresso libero.