MusicAteneo 2022 – Coro Facoltà di Musicologia e Coro da camera del Collegium Musicum

MusicAteneo 2022 – Coro Facoltà di Musicologia e Coro da camera del Collegium Musicum

Musica da camera per il terzo concerto della rassegna.

 

 

 

 

È un concerto all’insegna del canto e della passione musicologica quello che vedrà protagonisti il Coro Facoltà di Musicologia di Cremona e il Coro da camera del Collegium Musicum, diretti rispettivamente da Giovanni Cestino ed Enrico Lombardi, in programma la sera del 27 maggio, nella Chiesa di Santa Cristina della Fondazza. Il canto è sempre stato la più spontanea e naturale manifestazione musicale dei sentimenti umani, per immediatezza fisiologica e accessibilità infatti si contende il primato d’origine dell’arte musicale con la ritmica percussiva. Come una voce esprime caratteristiche uniche e personali, il coro somma tutte le caratteristiche individuali per accordarle assieme all’insegna dell’armonia: nelle consonanze dei suoni, ma anche in un più lato appello etico al ‘vivere bene assieme’ e in un’unione pacifica tra esseri umani e natura. Forse aveva considerato anche questo Mendelssohn quando decise di pubblicare le raccolte dei suoi Lieder im Freien zu singen, da cantare secondo le sue intenzioni “all’aria aperta”. Brevi canzoni spesso strofiche, che dovevano avere programmaticamente un riferimento naturalistico nel testo (alberi, foreste, verde, animali dei boschi o natura in generale). La naturalezza del mezzo vocale si accompagna alla spontaneità del carattere popolaresco per rendere “naturale” la loro esecuzione nell’ambiente selvoso. Così Mendelssohn descrive l’effetto che provò assistendo ad un’esecuzione delle sue musiche in mezzo ad una foresta:

«Quanto bella la canzone suonava, quanto chiaramente i soprani trillavano nell’aria, e che splendore e fascino avvolgevano tutti i suoni, tutto così silenzioso e furtivo eppure così chiaro – che non avrei mai potuto immaginare … era magico come suonava nella solitudine della foresta tanto che lacrime quasi sgorgarono dai miei occhi. Suonava come pura poesia!» (lettera alla madre, 3 luglio 1839).

Con questi Lieder il coro da camera del Collegium Musicum Almae Matris ci offre il benvenuto e ci accoglie con la genuinità della natura a cui accosta la sofisticatezza dell’arte, omaggiando il coro ospite, il Coro Facoltà di Musicologia dell’Università di Pavia (sede di Cremona),  con le rivisitazioni novecentesche di Bruno Bettinelli di canti rinascimentali. Se in Mendelssohn si apprezza la ricerca di naturalezza, in Bettinelli è la natura di ricerca e di studio che giustifica i suoi lavori giovanili, di cui Tre espressioni madrigalistiche (1939) fa parte. Nel clima di riscoperte archeologiche che ha interessato l’ambiente musicale italiano nel primo ‘900, il reperimento, la catalogazione e la comprensione di inediti antichi apre la strada alla filologia e al recupero di prassi perdute, ma alimenta anche il confronto e l’unione di linguaggi ed estetiche. È il caso della generazione degli ‘80 (Casella, Pizzetti, Malipiero, Respighi) i quali revisionando le fonti e assimilandone il gusto, sono stati in grado di confezionare pastiche in stile alla Vivaldiana, Tartiniana, Paganiniana… In questo neoclassicismo novecentesco i giovani Ghedini, Bettinelli e Desderi hanno guardato ancora più indietro rivolgendosi alla musica vocale del rinascimento. Recuperano il linguaggio modale, lo spirito polifonico pre-barocco e il contrappunto imitativo immergendolo però in armonie del tardo romanticismo, contaminando la funzionalità tonale con risoluzioni alternative che non facciano avverti re stilemi troppo storicizzati.
Il Coro Facoltà di Musicologia non smentisce la sua vocazione scientifica e propone un’ampia selezione di questo repertorio arcaicizzante nel quale il gusto per la bella condotta delle voci si unisce al fascino e alla sofisticatezza delle armonie moderne. Un sincretismo musicale che ritorna al testo e che per l’intenzione di interpretarlo nel miglior modo, ben si aggiudica l’appellativo di neomadrigalismo ad arricchire con le migliori qualità della scrittura rinascimentale un Novecento a rischio di deriva. Contro la «preconcetta ricerca di originalità ad ogni costo» Ettore Desderi auspicava «l’immanenza dell’interiorità» (La musica contemporanea, Torino 1930), e come lui Carlo Mosso esprimeva vicinanza al modo di concepire la musica di Ghedini – conosciuto nel 1956 in una vacanza studio a Venezia – perché capace di coniugare mestiere, fantasia e ricerca formale.
A conclusione di questo dialogo tra antico e moderno, i due cori si uniscono per il saluto finale nel segno di Benjamin Britten, che ancora sedicenne liceale alla Gresham’s School di Norfolk, mette in musica con la naturalezza del genio A Hymn to the Virgin (1930), un inno del ‘300 nel quale al verso in inglese medievale risponde antifonicamente il secondo coro con un verso in latino. Riconciliati, tutte le diverse tensioni si dissolvono nel canto dove è possibile anche il paradosso di unire assieme l’antico con il moderno, nel quale il dialogo tra i due porta infine ad una soluzione comune.

Alessandro Panozzo

Il concerto inizia alle ore 21 – Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili. Qui i dettagli.

Per tutta la permanenza nella sala sarà obbligatorio indossare la mascherina FFP2.