MusicAteneo 2022 – Orchestra del Collegium Musicum

MusicAteneo 2022 – Orchestra del Collegium Musicum

Un programma emozionante per l’Orchestra del Collegium Musicum.

 

 

 

 

Sinfonia n.1 in mi bemolle maggiore, Aleksandr Porfir’evič Borodin

È interessante notare come siano presenti alcuni lavori e occupazioni che, nel nostro immaginario, proiettiamo distanti anni luce dal nostro quotidiano. Tuttavia, come reagireste se sapeste che il compositore che ha scritto questa maestosa sinfonia lo ha fatto ritagliandosi del tempo dal suo lavoro di chimico?
Alexandr Borodin è ciò che potremmo definire un uomo eclettico, dotato di molteplici interessi che coltivò per tutto il corso della sua esistenza: svolse con impegno l’attività di musicista e compositore, scienziato-chimico, medico e pedagogo.
Questo aspetto avvicina profondamente il compositore all’Orchestra del Collegium Musicum di Bologna; quest’ultima, infatti, è formata principalmente da studenti dell’Università di Bologna che, nonostante le inclinazioni seguite professionalmente, si rifiutano di abbandonare la passione per la musica. I ragazzi che vedrete e sentirete, nella quotidianità, vestono in abiti da medici, fisici, letterati, insegnanti, ingegneri (e chi più ne ha più ne metta); ma tutti loro rimangono accomunati dalla volontà di impegnarsi anche nel mondo musicale.

Proprio come il nostro Borodin! A proposito, tornando a lui… chi era questo ingegnoso personaggio? Come approda su questa terra? Alexandr nasce a San Pietroburgo, il 12 novembre del 1833, da un amore proibito tra il principe georgiano Luka Stepanovič Gedianov e una giovane donna, sua amante. Il principe, già sposato, fece registrare il bambino come figlio legittimo del suo servo di casa, Porfirij Ionivič Borodin e solo poco prima della morte Luka lo riconobbe in qualità di proprio figlio naturale. Sin dalla più tenera età Alexandr dimostrò essere un ragazzino molto precoce: all’età di nove anni imparò da autodidatta a suonare pianoforte, flauto e violoncello e cominciò persino a dedicarsi alle prime composizioni.

I suoi interessi, via via con l’età, cominciarono a prendere strade parallele: da una parte la sua inclinazione verso la musica, dall’altra la sua passione per gli esperimenti chimici. È facile ora, per noi, immaginare lo scenario: un giorno si divertiva a condurre esperimenti scientifici e squisitamente chimici, e il giorno dopo la medesima cosa ma in musica… d’altra parte, anche in essa si combinano – secondo regole – elementi di diverso colore e consistenza, dando vita a un qualcosa di sempre nuovo!

La Sinfonia n.1 in mi bemolle maggiore fu composta da Borodin in circa cinque anni (ad intermittenza, nei ritagli di tempo che riusciva a concedersi). Iniziò la sua stesura immediatamente dopo aver conosciuto il maestro Balakirev, nel 1862, all’indomani dal suo ritorno da Pisa, dove aveva soggiornato per motivi di ricerca scientifica. L’idea di comporre un lavoro per orchestra, infatti, gli era già balenata nella città della Torre Pendente; nel 1867 Borodin revisiona la partitura una volta per tutte, ma solo dopo altri due anni la sinfonia verrà eseguita pubblicamente sotto la bacchetta dello stesso Balakirev.

La sinfonia consta di quattro movimenti: un Adagio-Allegro apre le danze con un’ampia e lenta introduzione, caratterizzata da melodie dal gusto spiccatamente russo che sfociano improvvisamente in un’atmosfera energica e impulsiva; segue uno Scherzo Prestissimo, entusiasmante per il suo particolare ritmo cadenzato e aggraziato che Liszt commenta di buon grado (‹‹…è un’invenzione molto spiritosa! Così originale e così bella!…››); il terzo movimento Andante ci proietta in un’affascinante elaborazione polifonica “orientaleggiante”, mentre il Finale –Allegro molto vivo.Maestoso– chiude l’opera con uno stile virile e monumentale.

 

Concerto n.1 in la minore per violoncello e orchestra, op.33, Camille Saint-Saëns

Ci troviamo pressappoco negli stessi anni: è, infatti, un freddo inverno del 1872 quando Camille Saint-Saëns compone questo concerto espressamente per esaltare le qualità del virtuoso Auguste Tolbecque (al quale l’opera è, difatti, dedicata). Il concerto fu eseguito per la prima volta il 19 gennaio del 1873 a Parigi, presso la Société des Concerts du Conservatoire, sotto la direzione di Edouard Delvedes e da subito fu considerato una delle opere più affascinanti della letteratura per lo strumento e fu accolto con entusiasmo in primis dai violoncellisti stessi (come biasimarli..!).

Camille Saint-Saëns, pur destreggiandosi in modo eccelso con la forma classica, rimase sempre un sensibile osservatore delle novità espresse dalla musica di fine Ottocento e, quindi, fedele alla sua volontà fantasiosa nella scrittura. Abile sinfonista, conosceva perfettamente la tecnica del contrappunto e sapeva valorizzare al meglio l’eredità dei grandi maestri del passato; al contempo, amava optare per una linea melodica in grado di “centrare nel segno”, e non mancava mai di originalità nella scelta dell’impasto timbrico e del colore orchestrale.

Camille, però, non si limita a quanto appena descritto: per farsi riconoscere e dare un’impronta squisitamente personale a tutte le sue opere affida ampio spazio e protagonismo a elementi di contaminazione di altri generi e di altri “mondi” musicali.

Il Concerto in La minore si presenta fondamentalmente come un’unica grande costruzione che “nasconde” al suo interno una tripartizione (la cui divisione è segnata in partitura con una doppia barra di battuta). Infatti, nonostante questa suddivisione, all’orecchio il concerto viene percepito in modo fluido, senza delle effettive pause: il tutto viene collegato – permetteteci il termine – in modo quasi narrativo.

Il concerto è da una parte carico di temi vigorosi, momenti di elevata tensione e dall’altra colmo di zone d’ombra, di motivi perentori così come di temi e “monologhi” (a cura del solista) di toccante levità. Il tecnicismo non appare fine a sé stesso e tutti i dialoghi tra il solista sono perfettamente pesati, mirati a non far mai sopravanzare l’uno sull’altro, a creare un continuum che trascina in toto lo spettatore.

La prima sezione (Allegro non troppo) si caratterizza per una elevata teatralità: il violoncello irrompe sulla scena con accenti, tremoli orchestrali, appoggiature, volate, improvvisi crolli. Tutto concorre a disegnare un’atmosfera carica di pathos, dove il solista spicca mentre l’orchestra non sfigura. Dolci e sereni momenti musicali sono preceduti o seguiti da momenti oscuri, in un costante unione di opposti che risuonano sotto forma di eco. La seconda sezione apre con un grazioso Minuetto (Allegro con moto), affidato agli archi: occupati a intonare un leggiadro motivo di danza il violoncello si inserirà proponendo un controcanto intrecciato in un perfetto gioco di comunicazione con l’orchestra. Al dischiudersi dell’ultima sezione del concerto (indicata Un peu moins vite) emerge come d’incanto la linea vellutata di un nuovo tema che richiama una deliziosa aria d’opera. L’atmosfera viene attenuata in un sogno notturno senza tempo, sempre e mai esistito, dove il tema è affidato al violoncello che può svelare tutta la sua emotività e bravura, sempre sorretto amabilmente dall’orchestra.

Il tempo si ferma, cristallizzato in questa aura celestiale; a tratti sembrerà quasi di ascoltare una cullante ninna-nanna, che pian piano si trasformerà in fulmini affidati alle mani del solista. Sul finale, imprevedibilmente, non incontriamo la classica cadenza conclusiva di frase, ma una risoluzione d’eccezione che fa scivolare tutti gli strumenti sulle armonie più instabili e accidentate (non a caso, i più tecnici parlerebbero di retorica dell’inganno dell’attesa). D’altronde, l’intero concerto è costellato da questi slanci che tendono a una destinazione sconosciuta, slanci che, però, il nostro orecchio accetta con gaudio di seguire, incantato da una fede cieca, quasi a considerare il violoncello la sua stella cometa.

E nella speranza d’aver innestato in voi un lume (o più) di curiosità, preparatevi a emozioni nuove, diverse o familiari che siano, sicuramente difficili da descrivere – è cosa giusta dirlo -… parlarne è difficile, sì… ma viverle e condividerle, resta la parte migliore!

A cura di Roberta Ninfa.

 

 

I concerti iniziano alle ore 21 – Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili. Qui i dettagli.

Per tutta la permanenza nella sala sarà obbligatorio indossare la mascherina FFP2.